
Si può tornare a correre anche dopo uno stop. Questa è la storia di Luca, 28 anni, che dieci anni fa è stato sottoposto a trapianto di rene presso l’ISMETT di Palermo e che nelle scorse settimane è tornato al centro che gli ha ridato la vita per consegnare – come atto simbolico e di riconoscenza – la medaglia d’oro e la maglietta indossata ai World Transplant Games di Dresda, i mondiali dedicati agli atleti trapiantati, tenutisi lo scorso agosto.
Il percorso di Luca è stato tutt’altro che lineare. Una malattia genetica che lo ha costretto a girare per ospedali fin da quando era piccolo. Poi il peggioramento della sua malattia “ero arrivato a prendere fino a 40 pillole al giorno”, ricorda Luca, e la decisione di affrontare il trapianto anche grazie alla disponibilità della madre di donargli un rene. “Mia madre – racconta ancora Luca – si è subito offerta. Sta benissimo, la sua vita non è cambiata ed ha contribuito a cambiare e migliorare la mia”. Dopo i primi mesi di recupero, Luca era riuscito a riprendere l’attività fisica, ma una serie di infezioni lo ha costretto a fermarsi, con un forte impatto sulla salute e sul morale. «Ero arrivato a trascorrere giornate intere a letto – racconta – finché la dottoressa Barbara Buscemi (responsabile medico del programma di trapianto di rene da donatore vivente del centro palermitano, ndr) mi ha fatto capire che la sedentarietà era il vero nemico. Ho ricominciato piano, passo dopo passo, e ho riscoperto il piacere di muovermi. Lo sport mi ha restituito energia e fiducia».
Quella ripartenza è diventata un traguardo. «Allenarmi e gareggiare non è solo una sfida personale – aggiunge Luca – è un messaggio per chi vive la mia stessa esperienza: il trapianto non è la fine, ma un nuovo inizio. Lo sport è vita, è salute, è libertà».