Un viaggio nella storia più antica di Partanna, tra insediamenti neolitici, acqua, riti e testimonianze archeologiche. È il filo conduttore della giornata ospitata nell’Area Archeologica di Contrada Stretto nell’ambito del Festival Musiche e Parole, promosso dalla Fondazione Sebastiano Tusa.
La giornata è iniziata con una visita guidata all’area archeologica, uno dei luoghi più interessanti per ricostruire la presenza umana nel territorio in epoca preistorica. Il sito conserva infatti le tracce di un importante insediamento neolitico, frequentato tra circa il 5700 e il 4300 a.C., caratterizzato da un articolato sistema di fossati e canalizzazioni.
Particolarmente interessante è il rapporto con l’acqua, elemento centrale nella vita delle antiche comunità. Le strutture individuate nel sito sembrano essere state utilizzate inizialmente per raccogliere e convogliare l’acqua proveniente dalle sorgenti e dai corsi naturali della zona. Nel tempo, però, alcune di queste strutture avrebbero assunto anche un significato rituale e simbolico, come suggeriscono i numerosi reperti rinvenuti, tra ceramiche, resti di pasto e oggetti deposti intenzionalmente.
La visita ha permesso anche di conoscere le successive fasi di frequentazione del territorio. Dopo il Neolitico, l’area tornò infatti a essere abitata durante l’Età del Bronzo, come testimoniano le tombe a grotticella, i corredi funerari e le ceramiche legate anche alla cultura del Bicchiere Campaniforme. ù
A seguire, la conferenza “La sacralità dell’acqua” con Massimo Cultraro, archeologo e dirigente di ricerca del CNR, in dialogo con Valeria Li Vigni Tusa. All’incontro hanno partecipato anche il sindaco di Partanna Francesco Li Vigni e Vito Zarzana, direttore dell’Area Archeologica di Contrada Stretto.
Cultraro ha approfondito il rapporto tra uomo, acqua, fertilità e sacro nelle comunità del Neolitico, soffermandosi anche sulle pratiche rituali e sui cambiamenti climatici che, tra il 4300 e il 4200 a.C., avrebbero provocato siccità e aumento delle temperature, modificando profondamente la vita delle popolazioni dell’epoca.
L’acqua emerge così non soltanto come risorsa indispensabile, ma come elemento capace di assumere un valore religioso e simbolico, legato alla necessità dell’uomo di ristabilire un equilibrio con la natura nei momenti di difficoltà.
Una giornata che ha permesso di leggere Contrada Stretto con uno sguardo più ampio, mettendo insieme archeologia, ambiente, memoria e spiritualità e valorizzando un patrimonio che continua ancora oggi a raccontare la storia più antica del territorio di Partanna.
VIDEO
Photogallery














