Cosa mangia un astronauta nello spazio? E soprattutto, come cambia l’alimentazione quando il corpo vive per mesi in assenza di gravità? Sono state alcune delle domande al centro dell’incontro ospitato al GAL Hassin di Isnello, dove Paolo Nespoli ha raccontato al pubblico il rapporto tra cibo, salute e vita nello spazio.
La conferenza “Il cibo nello spazio” ha acceso i riflettori su un aspetto meno conosciuto delle missioni spaziali, ma fondamentale per la salute degli equipaggi. L’alimentazione degli astronauti è stata infatti studiata nei minimi dettagli per garantire energia, equilibrio nutrizionale e sicurezza anche in condizioni molto diverse da quelle terrestri.
In microgravità il corpo subisce importanti cambiamenti. Muscoli e ossa vengono sottoposti a minori sollecitazioni e possono perdere forza e densità. Per questo la dieta ha avuto un ruolo essenziale, insieme all’attività fisica quotidiana, nel fornire il corretto apporto di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali.
Nel corso dell’incontro è stata ripercorsa anche l’evoluzione dello space food. Le prime missioni avevano a disposizione alimenti molto semplici, spesso disidratati, compressi o contenuti in tubetti. Con il passare degli anni i menu sono diventati più vari, appetibili e vicini alle normali abitudini alimentari.
I cibi destinati allo spazio sono stati preparati attraverso particolari tecniche di conservazione, studiate per garantire sicurezza, durata e facilità di utilizzo. In assenza di gravità anche mangiare richiede infatti accorgimenti particolari: briciole e liquidi liberi possono diventare un problema all’interno della navicella o della Stazione Spaziale Internazionale.
Ma il cibo non ha avuto soltanto una funzione nutrizionale. Durante le lunghe permanenze lontano dalla Terra, il momento del pasto ha rappresentato anche un’occasione di condivisione e un legame con la propria cultura e con le abitudini lasciate a casa.
Paolo Nespoli ha vissuto direttamente queste esperienze nel corso delle sue missioni nello spazio, partecipando anche a studi dedicati al consumo energetico e all’alimentazione degli astronauti. Un patrimonio di conoscenze sempre più importante in vista delle future missioni di lunga durata verso la Luna e, in prospettiva, Marte.
Durante la conferenza si è parlato anche dello “Space Convivium”, esperienza che portò in orbita alcuni sapori della tradizione italiana, dimostrando come ricerca scientifica e cultura gastronomica possano incontrarsi anche a centinaia di chilometri dalla Terra.
Accanto a Nespoli sono intervenuti Nicola Fiasconaro, Umberto Cavallaro ed Emanuele Viscuso. All’incontro ha preso parte anche la direzione della Fondazione GAL Hassin, centro internazionale dedicato alle scienze astronomiche, mentre a moderare il confronto è stato il giornalista Michele Ferraro.


