Sciacca custodisce un tesoro che arriva dal mare e dalla storia. La sua origine risale al 1831, quando davanti alla costa emerse improvvisamente un’isola dopo una violenta eruzione sottomarina: la Ferdinandea.
Per alcuni mesi quell’isola divenne oggetto di interesse delle grandi potenze europee. I francesi la chiamarono Île Julia, gli inglesi Graham Island, fino al nome definitivo di Ferdinandea in onore di Ferdinando II di Borbone. Poi l’isola scomparve sotto il mare, ma lasciò un’eredità preziosa: un banco di corallo unico al mondo.

Dopo l’eruzione, i pescatori scoprirono questo corallo straordinario. Secondo la tradizione, il primo a portarlo alla luce fu un uomo di mare, Beto Marello. La leggenda racconta che stesse cercando di recuperare la collanina della fidanzata Tina caduta in acqua. Quando tirò su la rete, al posto del gioiello trovò un ramo di corallo. Da quel momento iniziò la storia del corallo di Sciacca.
È l’unico corallo al mondo a portare il nome di una città. Ed è anche ecosostenibile, perché oggi non viene più pescato: si lavora soltanto quello recuperato in passato e custodito negli anni. Le sue caratteristiche lo rendono immediatamente riconoscibile. I rami sono piccoli, non grandi come quelli del corallo mediterraneo tradizionale. Il colore va dal rosa salmone all’arancio intenso. Le sfumature possono arrivare fino al marrone o al nero. Non sono imperfezioni: sono tracce del tempo, segni della sua origine antica, che risale proprio al 1831.
C’è poi un dettaglio che gli artigiani conoscono bene: il suono. Se si accostano due pezzi di corallo di Sciacca, il rumore non è duro e metallico. È più delicato, ricorda il cristallo. Un particolare che lo distingue e che racconta la sua natura diversa.
Il corallo di Sciacca non è solo un materiale prezioso. È un frammento di storia nato dal fuoco del mare.
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