Le note di George Gershwin e Leonard Bernstein hanno risuonato tra le pietre millenarie dell’Area archeologica di Contrada Stretto, regalando al pubblico una serata di grande fascino. Il Festival “Musiche e Parole” ha portato a Partanna un evento senza precedenti: il concerto dell’Orchestra Sinfonica Siciliana in uno dei siti preistorici più importanti della Sicilia.
Sul palco, circa ottanta musicisti diretti dal maestro Christopher Franklin, con Antonio Di Cristofano al pianoforte, hanno proposto un programma interamente dedicato al repertorio americano, eseguendo Rhapsody in Blue e la suite da Porgy and Bess di George Gershwin, insieme alle Symphonic Dances da West Side Story di Leonard Bernstein.
L’appuntamento ha rappresentato uno dei momenti più significativi della terza edizione del Festival, ideato dalla Fondazione Sebastiano Tusa con la direzione artistica di Daniele Ficola, nato per valorizzare il patrimonio culturale e archeologico del territorio attraverso linguaggi artistici capaci di coinvolgere un pubblico sempre più ampio.
«Questo è un luogo di rilevanza internazionale ed europea sul quale c’è ancora tanto da scoprire e da scavare», ha spiegato Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa. «L’idea di organizzare il Festival nasce proprio dalla volontà di far conoscere questo patrimonio a chi ancora non lo conosce. Portare qui l’Orchestra Sinfonica Siciliana significa offrire un’occasione speciale per avvicinare il pubblico alla storia di questo luogo.»
Un’emozione condivisa anche dal direttore artistico Daniele Ficola, che ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa: «Per la prima volta la grande Orchestra Sinfonica Siciliana si esibisce in questo sito con un programma dedicato a Gershwin e Bernstein. È un incontro tra musica e archeologia che rende ancora più forte il legame tra cultura, territorio e valorizzazione del nostro patrimonio.»
A rendere ancora più suggestiva la serata è stato il contesto dell’Area archeologica di Contrada Stretto, un sito profondamente legato alla figura di Sebastiano Tusa, che ne intuì e ne promosse l’eccezionale valore scientifico. Il monumentale fossato neolitico, le testimonianze di un’antica civiltà e il paesaggio circostante hanno fatto da cornice a un concerto che ha saputo unire storia, arte e musica.
«Suonare all’aperto è sempre una sfida, tra vento, luci e acustica», ha raccontato il maestro Christopher Franklin. «Ma questo luogo è davvero magico. Siamo felici di aver portato qui un programma interamente dedicato alla musica americana, in uno scenario così ricco di storia.»
Tra gli applausi del pubblico si è conclusa una serata che ha confermato la forza del Festival “Musiche e Parole”: trasformare luoghi di straordinario valore archeologico in spazi vivi, dove la cultura diventa occasione di incontro, scoperta e condivisione.
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