In occasione della Giornata della Terra, dedicata alla tutela del pianeta e alla promozione di comportamenti più sostenibili, anche il mondo della sanità è chiamato a fare la propria parte. Gli ospedali e le strutture sanitarie, infatti, funzionano senza sosta e utilizzano molte risorse, dall’energia all’acqua, fino ai materiali e alle tecnologie.

Per questo oggi si parla sempre di più di sostenibilità in sanità, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale, migliorando allo stesso tempo la qualità degli ambienti di cura. Ne parliamo con il Dott. Angelo Luca, Amministratore Delegato di UPMC Italy, Direttore d’Istituto dell’IRCCS ISMETT-UPMC, Vicepresidente della Fondazione Ri.MED e Amministratore Delegato di UPMC Salvator Mundi International Hospital.
Direttore, il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra. Perché oggi è importante parlare di sostenibilità anche nel mondo della sanità?
La nostra salute e il nostro benessere dipendono dalla qualità dell’aria che respiriamo, dal cibo che portiamo in tavola, dagli spazi in cui viviamo e dall’equilibrio dell’ambiente che ci circonda. È questo il senso della visione One Health, che ci ricorda quanto salute umana, ambiente ed ecosistemi siano strettamente connessi. In fondo, prendersi cura della Terra significa anche prendersi cura della nostra salute e di quella delle generazioni future.
Quanto possono incidere le strutture ospedaliere sulla tutela dell’ambiente?
Possono incidere moltissimo, perché gli ospedali sono strutture complesse che lavorano senza sosta e consumano grandi quantità di energia, acqua e tecnologie. Per questo ogni scelta può fare la differenza. Rendere una struttura sanitaria più sostenibile significa ridurre sprechi e impatto ambientale, ma anche migliorare efficienza, sicurezza e qualità degli ambienti di cura. Basta un dato per capirlo: se la sanità globale fosse un Paese, sarebbe tra i maggiori emettitori al mondo, con il 4,4% delle emissioni globali nette.
Cosa significa concretamente rendere un ospedale più “green”?
Significa fare scelte più responsabili e lungimiranti ogni giorno, ridurre gli sprechi, usare meglio energia e risorse, gestire con attenzione i rifiuti, migliorare la qualità degli spazi e investire in tecnologie più efficienti. In pratica, significa continuare a curare bene le persone, ma farlo con più attenzione all’ambiente e al benessere di tutti.
Quali sono le azioni più efficaci che una struttura sanitaria può adottare per ridurre il proprio impatto ambientale?
Si parte da azioni molto concrete, come rendere gli edifici più efficienti, consumare meno energia e acqua, ridurre gli sprechi, digitalizzare i processi, scegliere materiali più sostenibili, migliorare la raccolta differenziata, gestire meglio i rifiuti sanitari e organizzare in modo più efficiente i flussi organizzativi e logistici. Ma c’è un aspetto decisivo, che spesso fa la differenza più di tutto, ed è il coinvolgimento delle persone, perché la sostenibilità diventa reale solo quando entra nei comportamenti quotidiani di chi lavora ogni giorno nella struttura.
Quanto è importante l’efficienza energetica negli ospedali e nelle strutture sanitarie?
È fondamentale, perché significa ridurre sprechi, costi inutili e impatto ambientale. Ma significa anche usare meglio le risorse e poterle destinare dove servono davvero: ai pazienti, al personale, ai servizi e all’innovazione. Ci sono anche aspetti poco visibili ma molto importanti, come l’uso di alcuni gas anestetici ad alto impatto climatico. Un’ora di anestesia con desflurano può equivalere a centinaia di chilometri in auto. È la prova che la sostenibilità in sanità passa anche da scelte cliniche e tecnologiche molto precise. Un ospedale più efficiente è una struttura più solida, più responsabile e più attenta al futuro.
La gestione dei rifiuti sanitari è un tema molto delicato. Come si può coniugare sicurezza e sostenibilità?
Si può fare con regole chiare, organizzazione e formazione del personale. La sicurezza resta sempre la priorità, ma questo non significa rinunciare alla sostenibilità. Quando i rifiuti vengono separati correttamente e gestiti nel modo giusto, si tutelano le persone, si evitano errori e si riduce anche l’impatto sull’ambiente. Anche da qui passa una sanità più responsabile.
In che modo la sostenibilità ambientale può migliorare anche la qualità degli ambienti di cura per pazienti e operatori sanitari?
In modo molto concreto. Un ambiente più curato, salubre, luminoso e accogliente fa stare meglio sia chi è in cura sia chi lavora ogni giorno nella struttura. La sostenibilità non riguarda solo consumi e impatto ambientale, ma anche la qualità degli spazi e il benessere delle persone. Anche per questo progetti come ISMETT 2, firmato da Renzo Piano, puntano su luce naturale, verde e rapporto con l’esterno. Perché un luogo di cura che fa stare meglio è già parte della cura.
Quanto conta il coinvolgimento del personale sanitario nei percorsi di sostenibilità ambientale?
Conta tantissimo, perché nessun cambiamento vero può avvenire senza il contributo delle persone. Medici, infermieri, tecnici, operatori e personale amministrativo hanno un ruolo fondamentale, perché sono loro a rendere concreti ogni giorno comportamenti, scelte e buone pratiche. Quando c’è partecipazione e consapevolezza, la sostenibilità non resta un principio astratto, ma diventa parte della cultura quotidiana della struttura.
Quali progetti o iniziative l’istituto ha avviato per rendere le proprie strutture più attente all’ambiente?
Stiamo portando avanti un percorso concreto e strutturato che va dall’attenzione ai consumi all’efficientamento energetico, dalla digitalizzazione a una gestione più attenta dei rifiuti, fino al coinvolgimento delle persone attraverso la sensibilizzazione interna. Questo impegno è confermato anche dalle certificazioni ottenute da ISMETT: dalla ISO 50001 per l’energia alla ISO 14001 per la gestione ambientale, fino alla ISO 45001 per salute e sicurezza sul lavoro e alla Joint Commission International. Per noi la sostenibilità non è un gesto isolato, ma un impegno concreto che si costruisce ogni giorno con visione, responsabilità, investimenti e miglioramento continuo.
Guardando al futuro, quale ruolo avranno gli ospedali nella promozione della sostenibilità ambientale?
Avranno un ruolo sempre più centrale, perché ospedali e centri di ricerca non dovranno solo curare bene, ma anche essere un esempio concreto di responsabilità. Progetti come ISMETT 2 e il centro di ricerca della Fondazione Ri.MED, pensati con soluzioni architettoniche e impiantistiche innovative ed ecosostenibili, dimostrano che innovazione, qualità delle cure, efficienza e rispetto per l’ambiente possono davvero andare nella stessa direzione.
Quale messaggio vuole rivolgere ai cittadini in occasione della Giornata della Terra?
Vorrei dire che prendersi cura della Terra significa, in fondo, prendersi cura anche di noi stessi. La salute del pianeta e quella delle persone sono profondamente legate e ogni scelta, anche la più piccola, può fare la differenza. Ognuno di noi può contribuire con più attenzione e più consapevolezza. E noi, come istituzioni e organizzazioni, abbiamo la responsabilità di trasformare questa consapevolezza in azioni concrete, ogni giorno.