Photo di Salvo Quagliana
C’è un modo di fare teatro che non si limita a raccontare storie, ma prova a farle sentire sulla pelle. È questo lo spirito di “Shakespeare in Palermo”, lo spettacolo scritto e diretto da Ugo Bentivegna.

L’idea è semplice, ma potente: prendere le parole di William Shakespeare e farle vivere oggi, con un linguaggio più vicino, più diretto, più umano. Non un esercizio di stile, ma un incontro vero tra passato e presente. In scena un gruppo di attori che costruisce un racconto fatto di relazioni, tensioni e fragilità: Silvia Trigona, Martina Cassenti, Tommaso Gioietta, Federico Punzi, Fabiano Di Majo, insieme alla partecipazione dell’attrice inglese Sarah Finch.
Un incontro tra voci diverse che rende lo spettacolo ancora più ricco e vivo. Ma è soprattutto una figura a emergere con forza: quella di Iago, il personaggio dell’Otello. A interpretarlo è Tommaso Gioietta, che porta in scena un Iago perfido e invidioso, ma anche profondamente umano.

Iago non urla e non si impone con la forza. Fa qualcosa di più sottile: entra nelle crepe degli altri. Osserva, comprende, aspetta il momento giusto. Poi basta una parola, un dubbio appena accennato, e tutto cambia. È così che nasce il caos. Alla base c’è un’invidia silenziosa, mai dichiarata apertamente. Nasce piano, quando ci si sente messi da parte o non riconosciuti. È un sentimento umano, comune. La differenza sta in cosa se ne fa: Iago lo trasforma in qualcosa che distrugge. Ed è proprio qui che lo spettacolo colpisce: perché rende questo personaggio vicino, riconoscibile. Non un cattivo lontano, ma una possibilità umana, qualcosa che può esistere nelle relazioni di ogni giorno.
“Shakespeare in Palermo” diventa così più di una rappresentazione: è uno specchio emotivo, che parla delle nostre fragilità e delle scelte che facciamo quando ci attraversano rabbia, gelosia e frustrazione.