Il messaggio è arrivato forte e chiaro dal ritiro di Santa Cristina Val Gardena. «Ora ci vogliono i fatti». Dario Mirri non gira intorno all’argomento e indica la direzione della nuova stagione: dopo quattro anni di costruzione, il Palermo deve trasformare il progetto in una promozione.
Il presidente rosanero sceglie di non alimentare entusiasmi facili né di fare proclami. Al contrario, richiama tutti alle proprie responsabilità. «L’obiettivo è quello», dice parlando della Serie A, aggiungendo una frase destinata a diventare il manifesto della stagione: «Prima il tempo era un’opportunità, ora diventa un limite».
Parole che fotografano il momento del club. Dal 2022 il Palermo è cresciuto sotto il profilo organizzativo, ha consolidato la propria struttura grazie al City Football Group e continua a investire sul futuro, dal mercato al progetto del nuovo stadio. Ma per Mirri tutto questo, oggi, non basta più. È arrivato il momento di raccogliere i frutti del lavoro svolto e riportare il Palermo nella categoria che società, squadra e tifosi ritengono naturale.
La sua analisi va oltre gli aspetti tecnici. Secondo Mirri, al Palermo non è mancata soltanto la qualità. Sono mancati soprattutto cattiveria agonistica, umiltà e la capacità di affrontare con lucidità i momenti decisivi del campionato. È su questi aspetti che insiste più volte, quasi a voler fissare un principio dal quale nessuno potrà prescindere.
Anche la scelta di Filippo Inzaghi si inserisce perfettamente in questa visione. Un allenatore che conosce bene la Serie B, che ha già conquistato promozioni e che ha costruito la propria carriera sulla mentalità vincente e sull’intensità del lavoro quotidiano. Non è un caso che Mirri abbia sottolineato come molte delle decisioni prese in ritiro, dalla sede fino al programma delle amichevoli, siano nate dalle indicazioni del tecnico e del direttore sportivo Carlo Osti. È un segnale di fiducia verso l’area tecnica, chiamata a guidare un gruppo che dovrà dimostrare di aver imparato dagli errori del passato.
Sul mercato, invece, Mirri preferisce non soffermarsi sui nomi. Il suo pensiero è un altro: nessun acquisto potrà bastare se chi è già in rosa non offrirà qualcosa in più. È il simbolo di quella crescita che la società si aspetta da un gruppo che parte da una base importante ma che non può vivere dei risultati della passata stagione.
«I 72 punti sono un’opportunità, ma anche un rischio», osserva il presidente. Un concetto che vale per tutta la squadra. Pensare di ripartire da quanto fatto un anno fa sarebbe un errore. Lo stesso discorso riguarda Joel Pohjanpalo: i 24 gol della scorsa stagione appartengono al passato. Da agosto si ricomincia da zero.
C’è, infine, un passaggio che sintetizza perfettamente il pensiero di Mirri. «Siamo tutti sotto osservazione». Presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori. Tutti, tranne i tifosi, che continuano a rappresentare il cuore pulsante del Palermo.